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	<title>Note a sentenza Archivi - Studio Legale Prof. Avv. Sido Bonfatti</title>
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	<title>Note a sentenza Archivi - Studio Legale Prof. Avv. Sido Bonfatti</title>
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		<title>Responsabilità per “danno erariale” delle banche e delle imprese per indebito ricorso al “credito pubblico”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SIDO BONFATTI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 10:37:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Note a sentenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prof. Avv. Sido Bonfatti L’emergenza sanitaria provocata dalla crisi pandemica da “Covid-19” impose l’avvio di un programma di sostegno all’economia, che si tradusse in una poderosa prestazione di “garanzie pubbliche” (MCC; SACE; Fondo PMI) per favorire il ricorso delle imprese al credito bancario&#8230;continua a leggere. Alla data del 5 giugno 2020 una indagine condotta dalla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://iuris.mo.it/responsabilita-per-danno-erariale-delle-banche-e-delle-imprese-per-indebito-ricorso-al-credito-pubblico/">Responsabilità per “danno erariale” delle banche e delle imprese per indebito ricorso al “credito pubblico”</a> proviene da <a href="https://iuris.mo.it">Studio Legale Prof. Avv. Sido Bonfatti</a>.</p>
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					<p class="elementor-heading-title elementor-size-default">Prof. Avv. Sido Bonfatti</p>				</div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">L’emergenza sanitaria provocata dalla crisi pandemica da “Covid-19” impose l’avvio di un programma di sostegno all’economia, che si tradusse in una poderosa prestazione di “garanzie pubbliche” (MCC; SACE; Fondo PMI) per favorire il ricorso delle imprese al credito bancario...<em><strong>continua a leggere.</em></strong></a>
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					<div id="elementor-tab-content-1462" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="2" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1462"><p>Alla data del 5 giugno 2020 una indagine condotta dalla Banca d’Italia “<em>presso un campione di banche</em>” (quindi: non <em><strong>tutte</strong></em> le banche, ma soltanto “un <em>campione</em>”) evidenziava che le banche interpellate (quindi, soltanto quelle appartenenti al “<em>campione</em>“ ) “<em>avevano ricevuto circa <strong>850.000 domande di finanziamento</strong> con garanzia del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI&#8230;. per un controvalore di <strong>circa 55 miliardi di euro</strong></em>. <em>Circa il 62% delle richieste ha dato origine all’erogazione di finanziamenti a quella stessa data</em>”<sup>1</sup>.</p><p>In occasione della Audizione davanti alle Commissioni riunite VI (Finanze) e X (Attività produttive) della Camera dei Deputati, che si era tenuta in data 27 aprile 2020, il Capo del Servizio Struttura Economica della Banca d&#8217;Italia aveva osservato che “<em>un altro tema importante riguarda(va) la rapidità di attuazione delle norme</em> ..”, ed osservava che il decreto-legge “<em>non esclude</em>(va) <em>la possibilità di una valutazione di merito da parte dei finanziatori</em>”, che ovviamente era causa di ritardi pregiudizievoli: conseguentemente aveva suggerito di “<em>fare leva su una maggiore responsabilizzazione del potenziale prenditore, utilizzando <strong>l’autocertificazione</strong> per attestare la sussistenza dei requisiti per l’accesso al finanziamento</em>. <em>Rendendo più chiari i presupposti e riducendo quindi gli ambiti di discrezionalità dei soggetti finanziatori si velocizzerebbe il processo di erogazione, arginando il rischio legale per la banca</em>”.</p><p>Subito dopo, nel maggio del 2020, in sede di conversione in legge del d. l. n. 23/2020 (“decreto liquidità”), all’originario articolo 1 si aggiungeva l’articolo 1-bis, il quale dispone che “<em>Le richieste di nuovi finanziamenti.. devono essere integrate da una <strong>dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà</strong>&#8230;. con la quale il titolare o legale rappresentante dell’impresa richiedente, sotto la propria responsabilità, dichiara …. che i dati aziendali forniti su richiesta dell’intermediario finanziario sono veritieri e completi”; </em>ed al quinto comma precisa<em>:</em> “&#8230; <em>Per la verifica degli elementi attestati dalla dichiarazione sostitutiva prevista dal presente articolo il soggetto che eroga il finanziamento <strong>non è tenuto a svolgere accertamenti ulteriori</strong> rispetto alla <strong>verifica formale</strong> di quanto dichiarato</em>”.<br /> <br />Da qui la velocizzazione delle pratiche di istruttoria dei finanziamenti assistiti da “garanzie pubbliche” che avrebbe portato, come detto, alla istruttoria in pochi mesi di circa 850.000 domande di finanziamento con garanzia del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, per un controvalore di circa 55 miliardi di euro, soltanto da parte delle banche “campionate” dalla Banca d’Italia.</p><p>Il ricorso al “credito pubblico” ha registrato fenomeni di “abuso”: la Corte dei Conti-Sezione Riunite in sede di controllo riferisce, nel <em>Quaderno n. 2</em> della serie <em>I quaderni del Rapporto sul Coordinamento della finanza pubblica &#8211; Le garanzie pubbliche, 2025, p. 31, che “nell&#8217;ambito della tutela delle risorse finanziarie pubbliche, erogate quali incentivi alle imprese, nel 2024 la Guardia di Finanza ha effettuato numerosi interventi contestando finanziamenti assistiti da garanzia statale non spettante<strong> per un ammontare di 98, 6 milioni</strong></em>”.<br />Il fenomeno ha dato vita ad un orientamento giurisprudenziale (dei giudici amministrativi della Corte dei Conti) che individua una responsabilità per “danno erariale” per le imprese che hanno ricorso al “credito pubblico” senza averne i requisiti (ovvero, più spesso, hanno utilizzato le risorse ricevute per fini diversi da quelli previsti dalla legge), e per le banche che hanno proceduto all’erogazione dei finanziamenti assistiti da garanzie pubbliche <strong>senza un preventivo accertamento del “merito creditizio“ dell’impresa finanziata.</strong><br />Il fenomeno, poi, rileva anche sul piano penale, essendo stato ritenuto applicabile alla fattispecie descritta l’articolo 316 ter del codice penale (“<em>Indebita percezione di erogazioni pubbliche</em>”), secondo il quale “<em>salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall’articolo 640 bis, chiunque mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, sovvenzioni, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle comunità europee, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni</em>”.<br />Da qui il possibile concorso della banca finanziatrice – <em>rectius</em>: dei suoi dipendenti, ovvero dei componenti degli Organi di Amministrazione, trattandosi di responsabilità (anche) <em>personali</em> &#8211; tanto nell’illecito risarcitorio del “danno <em>erariale</em>”, quanto nell’illecito penale della indebita percezione di erogazioni pubbliche.<br /> </p><div style="margin-top: 5px;"><p><span style="font-size: 13px; line-height: 17px; color: #717062;"><sup>1</sup>Banca d&#8217;Italia, Finanziamenti garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, 17 giugno 2020</span></p></div></div>
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		<item>
		<title>La natura giuridica del “castelletto“ bancario  in materia di revocatoria delle “rimesse“ e di prescrizione dell’azione di ripetizione di indebitoCorte di Cassazione, Sez. I Civile, 5 dicembre 2025, n. 31821</title>
		<link>https://iuris.mo.it/la-natura-giuridica-del-castelletto-bancario-in-materia-di-revocatoria-delle-rimesse-e-di-prescrizione-dellazione-di-ripetizione-di-indebito-corte-di-cass/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SIDO BONFATTI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 10:18:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Note a sentenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avv. Alessia Grassigli – “Studio legale del prof. Avv. Sido Bonfatti” La Suprema Corte, con la pronuncia in oggetto, affronta il tema della decorrenza della prescrizione nelle azioni di ripetizione d’indebito su conto corrente ed in particolare ne analizza il dies a quo laddove siano presenti sia affidamenti tecnici, ossia i cd. “castelletti”, che aperture&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://iuris.mo.it/la-natura-giuridica-del-castelletto-bancario-in-materia-di-revocatoria-delle-rimesse-e-di-prescrizione-dellazione-di-ripetizione-di-indebito-corte-di-cass/">La natura giuridica del “castelletto“ bancario  in materia di revocatoria delle “rimesse“ e di prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito&lt;div style=&#039;margin-top:5px;&#039;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:13px;line-height: 17px; color: #717062;&quot;&gt;&lt;br&gt;Corte di Cassazione, Sez. I Civile, 5 dicembre 2025, n. 31821</a> proviene da <a href="https://iuris.mo.it">Studio Legale Prof. Avv. Sido Bonfatti</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="10266" class="elementor elementor-10266" data-elementor-post-type="post">
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					<p class="elementor-heading-title elementor-size-default">Avv. Alessia Grassigli – “Studio legale del prof. Avv. Sido Bonfatti”</p>				</div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">La Suprema Corte, con la pronuncia in oggetto, affronta il tema della decorrenza della prescrizione nelle azioni di ripetizione d’indebito su conto corrente ed in particolare ne analizza il dies a quo laddove siano presenti sia affidamenti tecnici, ossia i cd. “castelletti”, che aperture di credito...<em><strong>continua a leggere.</em></strong></a>
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					<div id="elementor-tab-content-1972" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="2" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1972"><p> </p><p>Tesi della Banca è che, ai fini dell’individuazione delle rimesse solutorie, sia necessario tenere distinte l’apertura di credito (fido di cassa) dai fidi di altra natura (castelletti o sconti effetti). <br />Solo con l’apertura di credito si viene a creare un’immediata e incondizionata disponibilità di credito in favore del correntista, il quale potrà effettuare rimesse ripristinatorie della provvista fino alla scadenza o risoluzione del contratto, trovando così applicazione i principi espressi dalla Suprema Corte 24418/2010. Il castelletto di sconto o il fido per smobilizzo crediti non attribuiscono, invece, al cliente la facoltà di disporre con immediatezza di una determinata somma di denaro, ma sono esclusivamente fonte per la banca dell’obbligo di accettazione per lo sconto, entro un predeterminato ammontare, dei titoli che l’affidatario presenterà. <br />Se le operazioni di anticipazione non concorrono a determinare un fido rilevante ai fini dell’individuazione delle rimesse solutorie, i conti anticipi o i fidi tecnici non potranno essere assimilati né sommati, nemmeno ai fini della prescrizione, all’apertura di credito di cui alle SS.UU 24418/2010, posto che non consentono una immediata ed incondizionata disponibilità di credito.</p><p>In accoglimento del motivo di ricorso, la Corte di Cassazione ha ribadito il principio di diritto già affermato in tema di revocatoria fallimentare, ritenendolo applicabile anche ove il cliente agisca in sede di ripetizione d’indebito e la banca eccepisca la prescrizione: “<em>in caso di castelletto di sconto, o fido per smobilizzo crediti, non sussiste la copertura di un conto corrente bancario in quanto essi, a differenza del contratto di apertura di credito, non attribuiscono al cliente della banca la facoltà di disporre con immediatezza di una determinata somma di danaro, ma sono solo fonte, per l&#8217;istituto di credito, dell&#8217;obbligo di accettazione per lo sconto, entro un predeterminato ammontare, dei titoli che l&#8217;affidato presenterà. Deriva da quanto precede, pertanto, che ai fini dell&#8217;esercizio della detta azione le rimesse effettuate su tale conto dal cliente poi fallito hanno carattere solutorio ove, nel corso del rapporto il correntista abbia sconfinato il limite di affidamento concessogli con il diverso contratto di apertura di credito. Tale distinzione non viene meno se tra le due linee di credito sia stabilito un collegamento di fatto, nel senso che i ricavi conseguiti attraverso sconti e anticipazioni siano destinati a confluire nel conto corrente di corrispondenza, trattandosi di meccanismo interno di alimentazione del conto attraverso le rimesse provenienti dalle singole operazioni di smobilizzo crediti, alla stregua di qualunque altra rimessa di diversa provenienza.</em>” (Cass. sez. I, 11/05/2016, n.9621; Cass. civ., sez. I, sez. I, 13/01/2022, n.926; Cass. 13510/2015; Cass. 12306/2010).</p><p>Ha, quindi, ribadito che <strong>il termine di prescrizione per l&#8217;azione di ripetizione di addebiti nulli nei conti anticipi o alla presenza di “castelletti” decorre dalla data del pagamento, ossia dalla data dell&#8217;incasso o dell&#8217;addebito in conto corrente</strong>, specificando che:  “<em>i conti anticipi e i fidi tecnici non possono essere assimilati, né sommati, nemmeno ai fini della prescrizione, all’apertura di credito, dal momento che non consentono una immediata e incondizionata disponibilità di credito. E anche ove esista un collegamento di fatto, nel senso che i ricavi conseguiti attraverso sconti e anticipazioni siano destinati a confluire nel conto corrente che riflette l’apertura di credito, le diverse forme tecniche non mutano la loro natura e il castelletto, pur regolato nel medesimo conto, non rappresenta una forma di utilizzazione dell’apertura di credito</em>”.</p></div>
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		<p>L'articolo <a href="https://iuris.mo.it/la-natura-giuridica-del-castelletto-bancario-in-materia-di-revocatoria-delle-rimesse-e-di-prescrizione-dellazione-di-ripetizione-di-indebito-corte-di-cass/">La natura giuridica del “castelletto“ bancario  in materia di revocatoria delle “rimesse“ e di prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito&lt;div style=&#039;margin-top:5px;&#039;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:13px;line-height: 17px; color: #717062;&quot;&gt;&lt;br&gt;Corte di Cassazione, Sez. I Civile, 5 dicembre 2025, n. 31821</a> proviene da <a href="https://iuris.mo.it">Studio Legale Prof. Avv. Sido Bonfatti</a>.</p>
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		<title>L’onere probatorio nelle azioni di ripetizione di indebito del correntista bancarioCASSAZIONE CIVILE, SEZ. I, 29 DICEMBRE 2025, N. 34637 &#8211; PRES. SCODITTI, REL. VITRÒ</title>
		<link>https://iuris.mo.it/lonere-probatorio-nelle-azioni-di-ripetizione-di-indebito-del-correntista-bancariocassazione-civile-sez-i-29-dicembre-2025-n-34637-pres-scoditti-rel-vitro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SIDO BONFATTI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 09:51:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Note a sentenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avv. Alessia Grassigli, Studio legale del prof.avv. Sido Bonfatti La Suprema Corte, con la pronuncia in oggetto, affronta il tema dell’onere probatorio nelle azioni di ripetizione d’indebito promosse dal correntista nei confronti della banca&#8230;&#8230;continua a leggere. La ricorrente ha sostenuto, in sede di legittimità, che sia il Tribunale che la Corte d’Appello avrebbero errato nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://iuris.mo.it/lonere-probatorio-nelle-azioni-di-ripetizione-di-indebito-del-correntista-bancariocassazione-civile-sez-i-29-dicembre-2025-n-34637-pres-scoditti-rel-vitro/">L’onere probatorio nelle azioni di ripetizione di indebito del correntista bancario&lt;div style=&#039;margin-top:5px;&#039;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:13px;line-height: 17px; color: #717062;&quot;&gt;&lt;br&gt;CASSAZIONE CIVILE, SEZ. I, 29 DICEMBRE 2025, N. 34637 &#8211; PRES. SCODITTI, REL. VITRÒ</a> proviene da <a href="https://iuris.mo.it">Studio Legale Prof. Avv. Sido Bonfatti</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="10300" class="elementor elementor-10300" data-elementor-post-type="post">
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					<p class="elementor-heading-title elementor-size-default">Avv. Alessia Grassigli, Studio legale del prof.avv. Sido  Bonfatti
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">La Suprema Corte, con la pronuncia in oggetto, affronta il tema dell’onere probatorio nelle azioni di ripetizione d’indebito promosse dal correntista nei confronti della banca......<em><strong>continua a leggere.</em></strong></a>
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					<div id="elementor-tab-content-6872" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="2" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-6872"><p>La ricorrente ha sostenuto, in sede di legittimità, che sia il Tribunale che la Corte d’Appello avrebbero errato nel ritenere necessaria, nella causa di ripetizione di indebito, la produzione dei contratti bancari.</p><p>La difesa della Banca ha viceversa ribadito che, laddove sia stata richiesta una declaratoria di illegittimità della <span style="text-decoration: underline;">clausola contrattuale</span> disciplinante il pagamento di interessi anatocistici ovvero commisurati a tasso ultralegale, <span style="text-decoration: underline;">non</span> è sufficiente dimostrare l&#8217;avvenuto pagamento degli stessi con la produzione degli estratti conto, ma occorre che il correntista provi l&#8217;illegittimità delle cause contestate con la produzione dei contratti nelle quali le stesse sarebbero riportate.</p><p>La Corte di Cassazione, in adesione alle difese svolte dall’Istituto di credito, ha ribadito la correttezza delle pronunce del giudice di primo grado e del giudice d’appello, a proposito dell’accertamento del mancato adempimento dell’onere probatorio ricadente sul correntista: la mancanza della produzione del contratto di conto corrente che avrebbe contenuto le clausole contestate &#8211; spiega la Corte Suprema &#8211; non permette di effettuare il riscontro tra le accuse di illegittimità dei vari addebiti per interessi ultralegali, commissioni di varia natura, spese applicate, ecc., e le clausole contrattuali di riferimento.</p><p>La decisione in commento ha, quindi, confermato l’orientamento espresso fino ad oggi, secondo il quale “<em>il cliente che agisca per ottenere la restituzione delle somme indebitamente versate in presenza di clausole nulle ha l&#8217;onere di provare l&#8217;inesistenza della causa giustificativa dei pagamenti effettuati mediante la produzione del contratto che contiene siffatte clausole</em>”. (Cass. 09.03.2021, n. 6480 e Cass. 16.10.2024, n. 26867), affermando ulteriormente come non siano rilevanti “<em>i richiami giurisprudenziali della ricorrente a decisioni che ammettono la possibilità di ricostruzione contabile, da parte del CTU, anche in caso di documentazione contabile lacunosa, perché tali decisioni fanno riferimento alla produzione di estratti conto e documentazione contabile in genere, mentre nel presente caso a mancare è il contratto fondamentale per l’effettuazione delle verifiche su descritte</em>”.</p></div>
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